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Spazio Labo’ – Centro di fotografia | Strada Maggiore 29 | Bologna
Mercoledì 2 aprile 2025 alle ore 19 Spazio Labo’ ospita la presentazione del progetto editoriale Edizioni Fantasma alla presenta del fotografo, autore e fondatore Roberto Boccaccino in conversazione con Simone Sapienza.
«Fantasma è un progetto editoriale. Produce cose che forse non esistono del tutto, ma a cui abbiamo deciso di credere.»
L’evento è realizzato grazie alla collaborazione con Edizioni Fantasma.
Roberto Boccaccino lavora con le immagini ed è autore di ricerche sullo spazio pubblico e sull’immaginario che lo circonda. Si occupa spesso di progetti fotografici ed editoriali, ed è fissato con la cartografia e le mappe.
Nel 2018 è uscito il suo primo libro Storie Note, seguito nel 2020 da Truth or Consequences (Skinnerboox).
Vive a Palermo.
In questo libro c’è una coppia che affronta una qualsiasi fine del mondo.
C’è anche una parte sul tempo, sulla velocità e sul vuoto. Ci sono le famiglie che abbiamo avuto, le superstizioni che abbiamo ereditato e, soprattutto, ci sono i déjà-vu.
Evidentemente non è un romanzo.
La fine del mondo come abitudine di Roberto Boccaccino è un libro di scene diverse che sembrano chiamarsi e di personaggi che le attraversano come digressioni in un discorso. È un presente fatto di enormi quotidianità e piccole fantascienze, dove la fine del mondo è solo un altro pretesto per cercare rifugio.
Si apre con un personaggio che osserva le insonnie degli altri, attraversando notti troppo lunghe e risvegli confusi («Hai dormito?» «No, però sai cosa ho sognato?»). Probabilmente è lo stesso che ritroviamo subito dopo, tra relazioni di coppia e giochi da tavola, superstizioni di famiglia e un’invasione incomprensibile.
Il libro alterna momenti quotidiani a spunti più grandi, girando spesso intorno alla difficoltà del “lasciare andare”. Con il suo linguaggio ironico e ricco di immagini, Boccaccino pone uno sguardo nuovo sulla nostra intima resistenza al cambiamento.
Un racconto composto da tre monologhi.
Nasce osservando “Ritratto di giovinetto”, un busto in marmo rinvenuto per metà nella Villa Romana di Desenzano, che raffigura un personaggio di cui non si conosce nulla.
Una ricerca che suggerisce attraverso immagini e testi (contenuti frammentari, così come lo sono spesso i reperti archeologici) una storia fittizia sulla giovinezza e sull’incompiutezza.
“E in effetti non era possibile riconoscere la città: quelle immagini proponevano viste inesistenti (e a volte distopiche) di spazi inventati – anche se perfettamente verosimili.
Quello che le persone stavano facendo non era riconoscere Palermo, ma l’idea che avevano di Palermo.”
Spazio Labo’ | Photography Strada Maggiore 29, Bologna Campanello Spazio Labo’ | cortile interno
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